Il nuovo Quadro finanziario pluriennale 2028–2034. Dal modello place-based alla centralizzazione.

Il 16 luglio 2025 la Commissione europea ha presentato la proposta di Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028–2034, il bilancio a lungo termine dell’Unione europea.

Il QFP rappresenta lo strumento centrale attraverso il quale vengono fissati i massimali di spesa per un periodo di sette anni, determinando le risorse disponibili per politiche fondamentali come la coesione economica, sociale e territoriale, l’agricoltura, la ricerca e innovazione, la politica estera e il funzionamento delle istituzioni europee.

La nuova proposta ammonta a circa 1.763 miliardi di euro (impegni, prezzi 2025) e non si limita a ripartire risorse: segna un punto di svolta nella governance del bilancio europeo, con una marcata centralizzazione a livello nazionale e una crescente enfasi sulla flessibilità di spesa.

Questo orientamento mira ad allineare i fondi alle priorità contingenti dell’UE (innovazione, energia, difesa, autonomia strategica), a scapito del tradizionale approccio place-based che privilegiava l’equità e lo sviluppo territoriale bilanciato.

Struttura del nuovo bilancio

Il nuovo QFP riduce da sette a quattro i capitoli di spesa principali:

  1. Coesione, agricoltura, sviluppo rurale e sicurezza (946,4 miliardi – 53,7%). Accorpa 21 programmi, con l’introduzione dei piani nazionali e regionali di partenariato, che integrano fondi di coesione, PAC, pesca e politiche sociali. Prevista anche una EU Facility da 66,2 miliardi per emergenze.
  2. Competitività, prosperità e sicurezza (522,2 miliardi – 29,6%). Include l’European Competitiveness Fund (ECF) da 362,3 miliardi, con Horizon Europe (154,9 miliardi) e fondi per difesa, spazio e digitale.
  3. Global Europe (190 miliardi – 10,8%). Confluisce in un unico Global Europe Fund (GEF) da 176,8 miliardi, destinato a politiche esterne e ricostruzione dell’Ucraina.
  4. Amministrazione (104,5 miliardi – 5,9%). Copre i costi di funzionamento delle istituzioni, con un incremento programmato del personale tra 2028 e 2030.

A ciò si aggiungono 149,3 miliardi destinati al rimborso del debito NGEU, pari all’8,5% del bilancio complessivo.

Dal modello place-based alla centralizzazione

Con il nuovo QFP emerge un chiaro spostamento di poteri verso i governi nazionali, che acquisiscono un ruolo di regia nella definizione dei piani unici di investimento e riforma.

Ciò riduce lo spazio delle autorità regionali e locali, in contrasto con il principio di sussidiarietà e con l’impostazione del Barca Report (2009), che aveva valorizzato l’approccio territoriale e bottom-up.

Questa tendenza si inserisce in un percorso già avviato dagli anni 2000 con la Strategia di Lisbona e proseguito con Europa 2020, che hanno progressivamente trasformato la politica di coesione in strumento di supporto all’agenda di competitività e innovazione.

La conseguenza è che i fondi redistributivi tradizionali vengono sempre più subordinati a obiettivi di crescita aggregata, anche se ciò rischia di accentuare le disparità tra territori.

Criticità e possibili conseguenze

Gli studiosi individuano diverse criticità che il nuovo assetto potrebbe amplificare:

  • Asimmetrie informative: un governo centrale distante dalle realtà territoriali riduce l’efficacia degli investimenti pubblici.
  • Rinazionalizzazione della politica di coesione: più potere ai governi centrali, meno spazio per regioni e comuni.
  • Allontanamento dal principio di sussidiarietà: riduzione del coinvolgimento degli attori territoriali.
  • Competitività vs coesione: prevale la logica di crescita e innovazione, con rischio di aumentare i divari.
  • Stagnazione della convergenza: molte regioni non recuperano terreno, mentre la crescita si concentra in poche aree performanti.
  • Politiche nazionali uniformi inefficaci: difficoltà a cogliere le specificità locali, con possibili sprechi o inefficienze.

Nuove entrate per l’UE

Per finanziare il bilancio e mantenere stabile il contributo basato sul RNL degli Stati membri, la Commissione propone l’introduzione di cinque nuove risorse proprie: prelievo sui rifiuti elettronici, tassa sul tabacco, contributo delle grandi imprese (CORE), quota dei proventi ETS e CBAM, e revisione delle risorse esistenti.

L’impatto stimato è di circa 58 miliardi di euro annui.

Reazioni politiche

Il Parlamento europeo ha accolto positivamente l’apertura a nuove risorse proprie, ma ha espresso perplessità sulla mancanza di ambizione complessiva. Le critiche principali riguardano l’integrazione di programmi consolidati nei piani nazionali, con il rischio di indebolire il ruolo europeo e regionale.

Il punto più controverso, infatti, resta la proposta della Commissione europea di accorpare fondi agricoli e fondi per le regioni in un “fondo unico” gestito dalle 27 capitali. Nel modello attuale, viceversa, la politica di coesione è costruita su una governance condivisa, con un ruolo centrale delle regioni nella programmazione e nell’attuazione.

L’idea del fondo unico ha già trovato una forte resistenza al Parlamento europeo, perché rischia di trasformare una politica comune in 27 politiche nazionali, con effetti a catena su obiettivi, controlli e priorità territoriali. In sostanza: meno Europa nelle regole e più discrezionalità a livello nazionale, proprio nel momento in cui Bruxelles chiede che la coesione resti uno strumento strategico per la convergenza economica e sociale.

Il risultato sarà decisivo per il futuro dell’UE: se confermata, questa traiettoria potrebbe rafforzare la capacità dell’Unione di rispondere a crisi globali e priorità strategiche, ma al prezzo di un maggiore squilibrio tra regioni e di un indebolimento del modello di governance multilivello che ha finora caratterizzato le politiche di coesione.

Fonte: EPRS – European Parliamentary Research Service, EU Budget 2028-2034: Overview of the Commission’s proposal, PE 775.885, luglio 2025

© Andrea Verna. Tutti i contenuti sono originali e soggetti a copyright

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