QFP 2028-2034 – Il Parlamento definisce la propria posizione su struttura e cifre principali

Contesto

Nel maggio 2025 il Parlamento ha definito con una risoluzione non legislativa le proprie priorità per il bilancio dell’UE 2028-2034. Nel luglio 2025 la Commissione ha presentato la sua proposta per il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE.

Il Parlamento ha ora definito la propria posizione sul regolamento che stabilisce la struttura e le cifre principali per il bilancio 2028-2034. I negoziati con il Consiglio potranno avere inizio una volta che gli Stati membri avranno raggiunto un accordo su una posizione comune completa.

Un bilancio più ambizioso: 1.780 miliardi di euro

Con una maggioranza ampia (370 voti favorevoli), il Parlamento propone un bilancio pari a 1.780 miliardi di euro a prezzi costanti 2025 (2.010 miliardi a prezzi correnti), corrispondente all’1,27% del Reddito Nazionale Lordo dell’UE. Si tratta di un aumento di circa il 10% rispetto alla proposta presentata dalla Commissione europea nel luglio 2025.

Con riferimento alla gestione del debito di NextGenerationEU, inoltre, il Parlamento chiede che il rimborso (pari allo 0,11% dell’RNL) sia gestito al di fuori del bilancio ordinario, per evitare che sottragga risorse alle politiche europee tradizionali.

Secondo gli eurodeputati, questo incremento consentirebbe di attenuare le pressioni inflazionistiche e di distribuire equamente le risorse tra le principali priorità dell’Unione, senza aumentare la spesa per amministrazione e agenzie.

Nuove priorità sì, ma senza rinunciare alla solidarietà europea

Difesa, competitività e sicurezza emergono come nuove priorità strategiche, in un contesto internazionale sempre più instabile. Tuttavia, il Parlamento è netto nel ribadire che politica di coesione e politica agricola comune (PAC) devono essere pienamente salvaguardate.

Il bilancio post-2027 deve restare uno strumento di investimento europeo, capace di generare valore aggiunto rispetto alla spesa nazionale e di sostenere cittadini, regioni, imprese e PMI. Per questo motivo, il Parlamento respinge ogni ipotesi di rinazionalizzazione o frammentazione delle politiche, opponendosi a un approccio “à la carte” o al modello di “un unico piano per Stato membro”, ritenuto rischioso in termini di trasparenza, equità e coerenza delle politiche UE.

Fondi distinti e ruolo di regioni ed enti locali

Il Parlamento europeo chiede finanziamenti distinti e adeguati per le principali politiche dell’UE – dalla PAC e pesca alla coesione, dal FSE agli affari interni, fino al sostegno alle regioni ultraperiferiche. Centrale resta il coinvolgimento attivo di regioni ed enti locali nella programmazione e nell’attuazione dei fondi, per garantire efficacia, prossimità ai territori e capacità di spesa.

Competitività, ricerca e transizioni

Viene accolto positivamente il raddoppio delle risorse per competitività, difesa e innovazione, con la richiesta di rafforzare programmi strategici come Horizon Europe, Erasmus+, CEF, EU4Health, LIFE e il meccanismo di protezione civile. Le transizioni verde e digitale, insieme a infrastrutture, sanità, istruzione e cultura, sono indicate come leve decisive per la crescita e la resilienza dell’Unione.

Azione esterna e allargamento

Sul fronte esterno, il Parlamento giudica insufficienti le risorse proposte e chiede un impegno finanziario più solido per allargamento, cooperazione allo sviluppo, sostegno all’Ucraina e aiuti umanitari, rafforzando il ruolo globale dell’UE.

Semplificazione senza indebolire controllo e trasparenza

Viene ribadito, inoltre, che la semplificazione non deve compromettere la trasparenza, il controllo democratico e la responsabilità. Il Parlamento mette in guardia contro un uso eccessivo di finanziamenti non collegati ai costi, che potrebbe rendere più difficile la verifica contabile.

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Risorse utili

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