Bilancio UE 2028-2034, la Corte dei conti europea lancia l’allarme: “Serve imparare dagli errori del passato”

La Corte dei conti europea invita istituzioni e Stati membri a non replicare nel prossimo Quadro finanziario pluriennale le criticità emerse nell’attuazione del Recovery and Resilience Facility. Crescono gli errori nella spesa, aumentano i rischi legati al debito comune e si apre il dibattito sulla sostenibilità finanziaria dell’Unione.

Foto: European Court of Auditors (ECA) Multimedia Centre, CC BY 4.0.

Mentre proseguono i negoziati sul prossimo bilancio a lungo termine dell’Unione europea per il periodo 2028-2034, la Corte dei conti europea (ECA) richiama l’attenzione dei decisori politici sul fatto che costruire un nuovo modello di finanziamento senza correggere le debolezze già emerse durante l’attuazione del Recovery and Resilience Facility (RRF) potrebbe compromettere l’efficacia delle future politiche europee.

Nel rapporto annuale pubblicato il 7 ottobre 2026, gli auditor europei evidenziano come il livello stimato di errore nella spesa dell’UE sia salito al 3,8% nel 2025, rispetto al 3,6% registrato l’anno precedente, superando ampiamente la soglia di materialità del 2% utilizzata per valutare la regolarità delle operazioni finanziarie.

Un segnale importante per il futuro della politica di coesione

La crescita degli errori nella spesa non rappresenta necessariamente un indice di frode o spreco, ma segnala che una quota significativa delle risorse non è stata utilizzata nel pieno rispetto delle norme europee e nazionali. Secondo la Corte, ciò rischia di indebolire la fiducia dei cittadini nella capacità dell’Unione di garantire che i fondi raggiungano i beneficiari previsti e producano risultati concreti.

Particolarmente rilevante è il dato relativo alla politica di coesione, settore che continua a presentare i livelli di errore più elevati. Nel 2025 il tasso di errore è salito al 6,6%, rispetto al 5,7% del 2024. Tra le irregolarità più frequenti figurano spese non ammissibili, progetti finanziati in assenza dei requisiti richiesti e violazioni delle norme sugli appalti pubblici.

Le criticità del Recovery Fund

Una parte significativa delle osservazioni della Corte riguarda il Recovery and Resilience Facility, il principale strumento finanziario creato dall’UE per sostenere la ripresa post-pandemica.

Alla fine del 2025 erano stati erogati 237,5 miliardi di euro sui 359,9 miliardi complessivamente stanziati a titolo di sovvenzione, lasciando ancora oltre 122 miliardi da distribuire nell’ultimo anno di attuazione del programma. Tuttavia, l’avanzamento è risultato molto disomogeneo tra gli Stati membri e solo tre Paesi avevano utilizzato almeno l’80% delle risorse assegnate.

Gli auditor hanno inoltre riscontrato irregolarità in nove dei trentasette pagamenti effettuati nel 2025, rilevando casi di obiettivi non pienamente raggiunti, violazioni delle regole sugli appalti e problematiche connesse agli aiuti di Stato. Sono state evidenziate anche debolezze nella definizione di milestone e target, carenze nei sistemi di monitoraggio e persistenti limiti nei controlli effettuati dagli Stati membri.

Secondo la Corte, queste esperienze dovrebbero costituire una lezione fondamentale per il prossimo ciclo di programmazione, soprattutto considerando che le proposte per il bilancio 2028-2034 prevedono meccanismi di finanziamento maggiormente orientati al raggiungimento di risultati e obiettivi anziché alla rendicontazione dei costi effettivamente sostenuti.

La questione del debito europeo

Oltre agli aspetti legati alla regolarità della spesa, il rapporto richiama l’attenzione sulla crescente esposizione finanziaria dell’Unione.

La Corte stima che il debito europeo possa raggiungere 1.000 miliardi di euro entro il 2027, principalmente a causa delle emissioni legate al programma NextGenerationEU. I soli costi per interessi relativi alla componente non rimborsabile del programma potrebbero arrivare fino a 93 miliardi di euro nel periodo 2028-2034.

In parallelo, le nuove proposte di bilancio prevedono ulteriori possibilità di ricorso all’indebitamento per sostenere, tra l’altro, l’Ucraina e nuovi strumenti di risposta alle crisi. In assenza di nuove fonti di entrata proprie, avvertono gli auditor, l’Unione potrebbe essere chiamata ad affrontare scelte difficili tra aumento dei contributi nazionali e ridimensionamento delle ambizioni politiche europee.

Un monito per la prossima programmazione europea

Il rapporto della Corte dei conti europea arriva in una fase decisiva del dibattito sul futuro finanziario dell’Unione. L’obiettivo di semplificare il bilancio europeo e orientare maggiormente la spesa ai risultati è condiviso da molte istituzioni. Tuttavia, l’esperienza maturata con il Recovery Fund dimostra che la flessibilità deve essere accompagnata da sistemi di controllo robusti, indicatori affidabili e piena trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche.

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