La trattativa sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea entra nella sua fase decisiva. A pochi giorni dal Consiglio europeo del 15-16 ottobre, la Presidenza irlandese del Consiglio UE ha presentato una nuova proposta di compromesso sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034 che riduce di circa 159 miliardi di euro la proposta originaria della Commissione europea, cercando di mediare tra le richieste dei Paesi cosiddetti “frugali” e quelle degli Stati maggiormente beneficiari delle politiche di coesione.

Un compromesso da 1.620 miliardi di euro
La proposta irlandese prevede un bilancio complessivo di circa 1.620 miliardi di euro per il periodo 2028-2034, pari all’1,16% del Reddito Nazionale Lordo dell’Unione. Si tratta di una riduzione dell’8% rispetto alla proposta originaria della Commissione, ma comunque di un volume finanziario superiore a quello dell’attuale programmazione.
L’obiettivo dichiarato da Dublino è costruire un punto di equilibrio tra visioni molto distanti: da una parte Germania, Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Svezia e Danimarca chiedono un ridimensionamento significativo della spesa europea; dall’altra i Paesi amici della coesione, tra cui Italia, Spagna, Polonia, Portogallo, Romania e Grecia, difendono il mantenimento degli investimenti territoriali e agricoli.
Anche coesione e PAC perdono risorse
La proposta irlandese assegna a politica agricola comune e politica di coesione una disponibilità complessiva di circa 914 miliardi di euro. Si tratta di una riduzione di circa 27,8 miliardi rispetto ai 942 miliardi previsti dal precedente compromesso elaborato dalla Presidenza cipriota.
Nonostante il ridimensionamento, PAC e coesione continuano a rappresentare la principale voce del futuro bilancio europeo e assorbono oltre la metà delle risorse complessive. Proprio per questo motivo le organizzazioni agricole, il Comitato europeo delle Regioni e numerosi Stati membri hanno reagito negativamente alla proposta irlandese, ritenendo inaccettabile qualsiasi ulteriore riduzione delle risorse territoriali.
Competitività sì, ma con risorse ridotte
La proposta non rinuncia comunque all’ambizione di rafforzare la competitività europea. La Presidenza irlandese mantiene infatti un forte incremento degli investimenti in ricerca, innovazione, sicurezza e difesa rispetto all’attuale programmazione.
La competitività resta comunque una delle principali linee di investimento dell’Unione, ma il nuovo compromesso riduce la dotazione da circa 502 a 456 miliardi di euro rispetto alla proposta cipriota. Il taglio supera quindi i 46 miliardi e ha suscitato forti critiche da parte del Parlamento europeo.
Tagli pesanti all’azione esterna e all’allargamento
La rubrica “Global Europe” subisce una delle riduzioni più consistenti, con un taglio superiore al 17% rispetto alla proposta originaria della Commissione. Vengono ridimensionati gli stanziamenti destinati alla cooperazione internazionale, alle politiche di vicinato e ad alcune iniziative connesse al processo di allargamento dell’Unione.
Particolarmente significativa la riduzione delle risorse per il pilastro dedicato all’allargamento e al vicinato orientale, mentre rimane sostanzialmente invariato il sostegno finanziario previsto per l’Ucraina, sia per il percorso di adesione sia per la ricostruzione del Paese.
Le nuove entrate europee restano il nodo più difficile
La Presidenza irlandese mantiene sul tavolo il pacchetto di nuove entrate europee proposte dalla Commissione, che dovrebbe generare circa 55 miliardi di euro annui. Tuttavia, persistono forti divisioni tra gli Stati membri sulla tassazione delle imprese, sul sistema ETS, sul meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere e sulle altre nuove fonti di finanziamento ipotizzate.
Proprio il tema delle entrate sarà uno dei punti cruciali del Consiglio europeo di metà ottobre, perché senza nuove risorse diventa molto difficile sostenere l’ambizione politica del futuro bilancio senza aumentare i contributi nazionali.
Parlamento europeo, Regioni e agricoltori contro il compromesso irlandese
Uno degli elementi più rilevanti emersi dopo la pubblicazione del nego-box è la forte opposizione delle istituzioni e dei portatori di interesse. Il Parlamento europeo ha giudicato la proposta insufficiente e incompatibile con le ambizioni strategiche dell’Unione. Analoghe critiche sono arrivate dal Comitato europeo delle Regioni, secondo cui il nuovo bilancio rischia di indebolire gli investimenti territoriali e accentuare gli squilibri tra territori.
Cosa aspettarsi dal Consiglio europeo
Il vertice del 15 e 16 ottobre segnerà l’avvio della fase finale dei negoziati politici sul QFP 2028-2034. L’obiettivo condiviso dai leader europei è raggiungere un accordo entro la fine del 2026, in modo da consentire l’avvio della nuova programmazione dal 1° gennaio 2028 senza ritardi.
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