Consiglio europeo, il bilancio UE 2028-2034 entra nel vivo: il Parlamento boccia i tagli e chiede più risorse

Il QFP 2028-2034 sarà uno dei dossier centrali del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Il Parlamento europeo alza la pressione sui governi: no alla riduzione dell’8% proposta dalla Presidenza irlandese e richiesta di nuove risorse proprie per finanziare competitività, difesa, coesione e agricoltura.

Consiglio dell’Unione europea – EU Council Newsroom

Il confronto sul futuro bilancio dell’Unione europea entra in una fase sempre più politica. Al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026, i capi di Stato e di governo discuteranno del Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, insieme agli altri grandi dossier dell’agenda europea: competitività, prezzi dell’energia, sostegno all’Ucraina, Medio Oriente, difesa e sicurezza, migrazione e allargamento.

Alla riunione parteciperà, in rappresentanza del Parlamento europeo, la presidente Roberta Metsola, che interverrà davanti ai leader UE il 15 ottobre. Saranno presenti anche i due correlatori del Parlamento sul prossimo QFP, Siegfried Mureșan e Carla Tavares.

Il passaggio arriva in un momento particolarmente delicato del negoziato. Dopo la proposta della Commissione europea e la successiva posizione del Parlamento, la Presidenza irlandese del Consiglio ha presentato una proposta negoziale che prevede una riduzione complessiva dell’8% rispetto all’impostazione della Commissione.

Una prospettiva che il Parlamento europeo ha già respinto con decisione.

Parlamento e Consiglio sempre più distanti sul QFP

La posizione degli eurodeputati è netta. Secondo i correlatori del Parlamento, la proposta della Presidenza irlandese non può rappresentare il punto di partenza per un accordo.

Per Mureșan, una riduzione dell’8% rispetto alla proposta della Commissione finirebbe per indebolire la capacità dell’Unione proprio mentre all’Europa viene chiesto di assumere maggiori responsabilità sul fronte della competitività, della difesa e della sicurezza.

Il rischio indicato dal Parlamento riguarda anche due delle politiche tradizionalmente più rilevanti del bilancio europeo: agricoltura e sostegno alle regioni.

La distanza tra le istituzioni appare ancora più evidente considerando la posizione formalizzata dal Parlamento. Gli eurodeputati hanno infatti chiesto un bilancio superiore di circa il 10% rispetto alla proposta della Commissione, così da garantire risorse adeguate alle principali priorità dell’Unione: difesa e sicurezza, competitività, politica di coesione e agricoltura.

Si delineano quindi due impostazioni molto diverse. Da una parte il Parlamento chiede di aumentare la capacità finanziaria dell’UE, dall’altra la proposta negoziale della Presidenza del Consiglio punta a ridurre il livello complessivo delle risorse rispetto alla proposta originaria della Commissione.

Competitività e azione esterna tra i capitoli più colpiti

Particolarmente critica è la valutazione del Parlamento rispetto alla distribuzione dei tagli.

Secondo Carla Tavares, la proposta della Presidenza comporterebbe una riduzione del 12,8% delle risorse destinate alla competitività e del 17,4% di quelle per l’azione esterna.

Una scelta che, secondo la correlatrice, sarebbe difficilmente conciliabile con l’obiettivo dichiarato dell’UE di rafforzare la propria autonomia strategica e ridurre il divario europeo in materia di innovazione e investimenti.

Il tema della competitività sarà peraltro uno dei punti specifici dell’agenda del Consiglio europeo. Negli ultimi mesi le istituzioni UE hanno intensificato il lavoro sul rafforzamento del mercato unico, sulla riduzione degli oneri amministrativi e sulla capacità europea di attrarre investimenti e sostenere l’innovazione.

A questi obiettivi si aggiungono investimenti sempre più rilevanti nella sicurezza energetica, nelle reti e nelle tecnologie a zero emissioni.

Il nodo delle nuove risorse proprie

La partita, tuttavia, non riguarda soltanto quanto dovrà spendere l’Unione, ma anche come finanziare il nuovo bilancio.

Ed è proprio su questo terreno che lo scontro istituzionale potrebbe diventare ancora più complesso.

I correlatori del Parlamento sulle risorse proprie, Danuše Nerudová e Sandra Gómez López, contestano alla Presidenza irlandese di non aver compiuto progressi significativi sul lato delle entrate.

Il Parlamento aveva proposto nuove fonti di finanziamento capaci, secondo le sue stime, di generare ulteriori 30 miliardi di euro, oltre ai 57,4 miliardi previsti dalla proposta della Commissione del 2025.

Tra le ipotesi avanzate figurano un prelievo sui servizi digitali, uno sul gioco d’azzardo online e uno sulle plusvalenze derivanti dalle cripto-attività.

L’obiettivo è ampliare le entrate direttamente riconducibili al bilancio europeo, riducendo al tempo stesso la pressione sui contributi nazionali.

Sandra Gómez López ha sintetizzato la posizione del Parlamento in termini particolarmente netti: senza progressi sulle risorse proprie, non potrà esserci un accordo sul prossimo Quadro finanziario pluriennale.

Coesione e agricoltura nel cuore del negoziato

Per la politica di coesione, l’evoluzione del confronto è particolarmente significativa.

Il Parlamento continua infatti a inserire coesione e agricoltura tra le priorità che il prossimo bilancio dovrà salvaguardare, insieme alle nuove esigenze finanziarie legate a competitività, sicurezza e difesa.

È uno dei punti centrali dell’intero negoziato sul QFP 2028-2034: finanziare nuove priorità europee senza comprimere eccessivamente le politiche tradizionali dell’Unione e, in particolare, le risorse destinate ai territori.

Il confronto, quindi, non riguarda soltanto la dimensione complessiva del bilancio. Riguarda anche il modo in cui l’UE intende conciliare politiche consolidate, come coesione e agricoltura, con una crescente domanda di risorse per competitività, innovazione, difesa, sicurezza energetica e politica estera.

Difesa, Ucraina e sicurezza aumentano la pressione sul bilancio europeo

Il Consiglio europeo discuterà anche del sostegno all’Ucraina e della sicurezza europea. Sul primo punto il Parlamento ha ribadito il proprio sostegno all’indipendenza, alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina, chiedendo di proseguire l’assistenza europea.

Parallelamente stanno aumentando gli strumenti finanziari dedicati alla difesa. Il Parlamento ha recentemente approvato AGILE, un nuovo programma da 115 milioni di euro rivolto in particolare a PMI, start-up e scale-up impegnate nello sviluppo di tecnologie emergenti e disruptive per la difesa.

Il quadro più ampio è quello del ReArm Europe Plan/Readiness 2030, che punta a sostenere fino a 800 miliardi di euro di investimenti nella difesa nei prossimi quattro anni.

Un negoziato destinato a essere complesso

Il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre difficilmente chiuderà la partita sul QFP 2028-2034. Segna però un passaggio importante perché porta il confronto direttamente al livello dei capi di Stato e di governo.

Il percorso istituzionale impone, del resto, la ricerca di un compromesso: il Quadro finanziario pluriennale deve essere approvato all’unanimità dal Consiglio e necessita del consenso del Parlamento europeo espresso a maggioranza assoluta dei suoi membri.

Il Parlamento dispone quindi di un ruolo decisivo e, almeno in questa fase, ha chiarito di non considerare accettabile una trattativa costruita prevalentemente sulla riduzione delle risorse.

A rendere ancora più rilevante il confronto c’è un ultimo elemento: secondo i dati richiamati dal Parlamento europeo, oltre il 93% del bilancio dell’UE confluisce nei programmi europei destinati a cittadini e progetti negli Stati membri, mentre meno del 7% è destinato alle spese amministrative.

Dietro la discussione sulle dimensioni del bilancio si gioca dunque una partita molto concreta: stabilire quali risorse l’Europa avrà a disposizione dal 2028 per finanziare territori, imprese, investimenti, agricoltura, innovazione, sicurezza e nuove priorità strategiche.

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