
In breve
- La coesione quale strumento di stabilizzazione macroeconomica e di spesa strategica.
- La difesa e la sicurezza quali nuove priorità strategiche dell’UE.
- La politica di coesione come strumento versatile.
- Un nuovo paradigma di “economico-coesione”.
Nel corso degli anni, la politica di coesione dell’Unione Europea ha subito una profonda trasformazione: da semplice strumento volto a ridurre le disparità territoriali, si è progressivamente affermata come una leva centrale, flessibile e strategica dell’azione pubblica europea, incidendo in modo sempre più rilevante sulla governance economica dell’Unione.
A partire dall’articolo di Rosalba Famà, Postdoctoral researcher (CDR) at IEP@Bocconi in European Union Law, su Federalismi.it n. 35 del 31/12/2025, analizzeremo come la politica di coesione abbia saputo rimodellarsi in funzione delle trasformazioni del contesto economico, sociale e geopolitico, senza tuttavia rinunciare ai propri tratti identitari, quali la solidarietà, la promozione di uno sviluppo equilibrato e la redistribuzione delle risorse finanziarie.
La dimensione economica della coesione
Le risposte approntate in occasione della crisi pandemica e, in seguito, le proposte contenute nel Libro Bianco per la difesa europea hanno messo in luce una dimensione della coesione finora rimasta in secondo piano, evidenziandone l’attitudine a operare come strumento di stabilizzazione macroeconomica e di spesa strategica a livello unionale.
In questo quadro, i confini tradizionali tra politica di coesione e politica economica risultano progressivamente meno definiti, contribuendo a ridefinire il ruolo della coesione come fattore in grado di attenuare, seppur parzialmente, le asimmetrie strutturali che caratterizzano l’assetto dell’Unione economica e monetaria.
Gli investimenti in difesa europea
Famà, nel suo articolo, evidenzia come per dare attuazione al Libro Bianco per la Difesa Europea, la Commissione ha incluso la possibilità per gli Stati Membri, attraverso il processo di revisione obbligatoria di medio termine del periodo di programmazione finanziaria 2021-2027, di riallocare le risorse ancora disponibili verso le nuove priorità strategiche dell’UE, tra cui la difesa e la sicurezza.
Tuttavia, viene rilevata poca chiarezza sul come l’iniziativa di revisione di medio termine consenta alla politica di coesione di sostenere i suoi obiettivi originali, quali il raggiungimento della coesione sociale, economica e territoriale dell’UE e pertanto merita di essere attentamente scrutinata.
Viene evidenziato come, nella maggior parte dei casi, la definizione di una strategia industriale per la difesa avvenga su scala nazionale, se non addirittura europea. Questo aspetto lascia intuire che, nell’ambito dell’iniziativa in esame, la tradizionale dimensione regionale delle politiche di coesione risulterà fortemente ridimensionata.
Inoltre, viene sottolineato dalla Corte dei Conti europea che la proposta non si coordina in modo sufficiente con la Strategia Industriale per la Difesa Europea, la quale prevede l’adozione di un nuovo programma per l’industria della difesa (EDIP). In assenza di un adeguato raccordo, viene messo in luce il rischio di sovrapposizioni e duplicazioni tra il riutilizzo dei fondi di coesione e il nuovo EDIP, con conseguente inefficienza della spesa comune.
La versatilità della politica di coesione
Questo approccio consente di affrontare le emergenze grazie al sostegno dei fondi europei, rispecchiando la crescente tendenza del legislatore comunitario ad ampliare i confini della politica di coesione, sfruttandone i margini interpretativi incerti.
Inoltre, la naturale fungibilità delle risorse finanziarie rende la politica di coesione uno strumento versatile, che permette all’UE di destinare fondi a esigenze sempre più diversificate. In un contesto internazionale caratterizzato da frammentazione e imprevedibilità, emerge chiaramente l’urgenza per l’Unione di predisporre risposte non solo regolatorie, ma anche finanziarie.
Considerata la rigidità dell’architettura istituzionale, fondata sui Trattati e difficilmente modificabile nel breve termine, la scelta del legislatore europeo è quella di adottare una lettura estensiva delle disposizioni laddove possibile, favorendo un progressivo ampliamento dei margini di azione dell’UE.
Un nuovo paradigma di “economico-coesione”
Sebbene questa interpretazione estensiva sollevi interrogativi legittimi sull’intento originario della politica, essa apre prospettive interessanti. L’Unione Europea dimostra infatti la capacità di sfruttare al massimo i margini di flessibilità del quadro giuridico vigente per affrontare sfide complesse, senza tradire l’obiettivo di promuovere il benessere dei suoi cittadini.
Si delinea così la possibilità di un nuovo paradigma di “economico-coesione”, fondato su solidarietà, adattabilità e resilienza: elementi che, a loro volta, rappresentano condizioni essenziali per la coesione.
In un’epoca segnata da transizioni tecnologiche, ambientali e demografiche sempre più rapide, la capacità dell’Unione di evolvere verso un modello flessibile e orientato al futuro potrebbe costituire il fattore decisivo per garantire una crescita realmente sostenibile e condivisa.
Si ringrazia Rosalba Famà, Postdoctoral researcher (CDR) presso IEP@Bocconi in European Union Law, per l’articolo pubblicato su Federalismi.it, n. 35 del 31/12/2025, che ha ispirato questa riflessione.