
Il Parere 09/2026 della Corte dei conti europea analizza il nuovo Fondo europeo per il periodo 2028-2034. Dietro la promessa di semplificazione emergono interrogativi cruciali sulla misurazione dei risultati, sulla verificabilità degli obiettivi e sul futuro ruolo dei sistemi di gestione e controllo.
La grande scommessa del bilancio europeo post-2027
La Commissione europea propone per il periodo 2028-2034 un nuovo Fondo europeo che accorpa sotto un quadro unico le politiche di coesione, lo sviluppo rurale, la pesca, la prosperità e la sicurezza. Un punto di svolta nella governance del bilancio europeo, con una marcata centralizzazione a livello nazionale e una crescente enfasi sulla flessibilità di spesa.
Questo orientamento mira ad allineare i fondi alle priorità contingenti dell’UE (innovazione, energia, difesa, autonomia strategica), a scapito del tradizionale approccio place-based che privilegiava l’equità e lo sviluppo territoriale bilanciato.
È proprio su questo cambiamento che si concentra il Parere 09/2026 della Corte dei conti europea, che individua opportunità ma anche numerosi rischi operativi che meritano attenzione.
“Meno regole, più risultati”
La filosofia alla base della proposta consiste nel ridurre la complessità amministrativa e aumentare la capacità degli Stati membri di adattare gli interventi alle esigenze emergenti.
La Commissione punta su tre elementi principali:
- maggiore flessibilità nella gestione delle risorse;
- programmazione integrata attraverso un unico quadro strategico;
- pagamenti collegati al conseguimento di risultati anziché alla mera rendicontazione della spesa.
Il modello richiama in parte l’impostazione già sperimentata con il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza (RRF), nel quale le erogazioni europee sono legate al raggiungimento di milestone e target concordati.
L’interrogativo, dunque, che emerge dal parere della Corte è se la semplificazione amministrativa corrisponde davvero ad una riduzione del rischio o semplicemente sposta il rischio dal livello della spesa a quello dei risultati.
La verifica di milestone e target
Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati dalla Corte riguarda la definizione delle misure e dei relativi traguardi qualitativi e quantitativi contenuti nei futuri Piani di partenariato nazionali e regionali.
Nel sistema tradizionale la principale evidenza utilizzata per ottenere il rimborso delle spese consiste nella documentazione amministrativa e contabile. Nel nuovo modello, invece, la credibilità dell’intero meccanismo dipenderà dalla capacità di definire obiettivi misurabili e verificabili.
Obiettivi formulati in maniera troppo generica o accompagnati da indicatori poco robusti potrebbero rendere difficile dimostrare il reale conseguimento dei risultati e compromettere la trasparenza dell’utilizzo delle risorse europee.
In altre parole, il rischio non è più soltanto quello di una spesa non ammissibile, ma quello di un risultato difficile da dimostrare.
Collegare i pagamenti ai risultati
Un secondo nodo riguarda il rapporto tra risultati raggiunti e pagamenti dell’Unione europea.
Nel nuovo Fondo, la logica tende a privilegiare il conseguimento degli obiettivi rispetto alla verifica dettagliata delle spese sostenute. Tuttavia, la Corte richiama l’attenzione sulla necessità di garantire un legame credibile tra le risorse erogate e le realizzazioni conseguite.
L’interrogativo è particolarmente rilevante per le amministrazioni responsabili dell’attuazione: quali evidenze saranno considerate sufficienti per attestare il raggiungimento di un target? Quale livello di approfondimento sarà richiesto nelle verifiche? Come saranno trattati eventuali scostamenti tra costi sostenuti e risultati conseguiti?
La Corte evidenzia inoltre questioni legate alla stima dei costi, alla rendicontabilità delle risorse e al rischio di doppio finanziamento, aspetti che potrebbero assumere una nuova complessità all’interno di un sistema maggiormente orientato alla performance.
Il sistema di gestione e controllo
La proposta introduce un nuovo assetto di governance che coinvolge autorità responsabili dei piani, autorità di coordinamento, autorità di gestione e autorità di audit. La Corte dedica specifiche osservazioni proprio a tali soggetti.
La domanda di fondo è se la semplificazione comporti realmente una riduzione delle funzioni di controllo oppure una loro trasformazione.
Se i pagamenti saranno sempre più legati ai risultati, le Autorità di gestione potrebbero essere chiamate a svolgere un ruolo più strategico nella definizione e nel monitoraggio delle misure, mentre le Autorità di audit dovranno sviluppare metodologie capaci di verificare non soltanto la regolarità delle procedure ma anche l’affidabilità dei risultati dichiarati.
L’attuazione quale banco di prova
Il Parere 09/2026 non mette in discussione l’obiettivo di rendere più semplice e flessibile il bilancio europeo. Al contrario, riconosce la necessità di evolvere gli strumenti di intervento dell’Unione.
Tuttavia, la Corte accende i fari sul fatto che la semplificazione produce valore soltanto se accompagnata da regole chiare, obiettivi misurabili, sistemi di controllo credibili e adeguati livelli di trasparenza.
Il dibattito sul nuovo Fondo 2028-2034 non riguarda quindi soltanto l’architettura finanziaria del prossimo bilancio europeo. Riguarda soprattutto il modo in cui verranno dimostrati i risultati, autorizzati i pagamenti e garantita la responsabilità nell’utilizzo delle risorse pubbliche.
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Risorse utili
Parere della Corte dei Conti 09/2026 – Bilancio dell’UE 2028-2034
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