Un modello basato su dati amministrativi, performance e risultati dei programmi della politica di coesione

La Direzione generale Politica regionale e urbana della Commissione europea (DG REGIO) ha pubblicato il rapporto metodologico del nuovo Cohesion Policy Capacity Index (CPCI), uno strumento sviluppato per valutare la capacità amministrativa delle autorità che gestiscono i programmi della politica di coesione nel periodo 2021-2027. Il modello è stato elaborato dal Government Transparency Institute nell’ambito di un incarico della Commissione europea e si basa sull’analisi di 211 programmi finanziati dai fondi della politica di coesione.
L’obiettivo del lavoro è costruire un sistema di valutazione comparabile tra programmi e Stati membri, utilizzando informazioni ricavate dai sistemi di monitoraggio della Commissione, dai dati finanziari e dagli audit sui sistemi di gestione e controllo. Il risultato è un indice composito che permette di osservare il funzionamento delle amministrazioni lungo l’intero ciclo di attuazione dei programmi.
Perché misurare la capacità amministrativa
Nel periodo 2021-2027 la politica di coesione dispone di oltre 378 miliardi di euro. La capacità delle amministrazioni di programmare, attuare e monitorare gli interventi rappresenta uno degli elementi che incidono sui tempi di spesa, sulla qualità dell’attuazione e sul raggiungimento degli obiettivi previsti dai programmi.
Negli ultimi anni la Commissione europea ha dedicato crescente attenzione al tema della capacità amministrativa, finanziando azioni di assistenza tecnica e strumenti di rafforzamento istituzionale. Tuttavia, la disponibilità di misure oggettive e replicabili è rimasta limitata. Il nuovo CPCI nasce proprio per rispondere a questa esigenza, fornendo un quadro comune di riferimento per analizzare le performance delle autorità di gestione.
Le cinque dimensioni considerate dal CPCI
Il modello organizzato dal rapporto distingue cinque componenti che descrivono diversi aspetti dell’attuazione dei programmi.
La prima dimensione riguarda gli input, cioè la complessità strutturale dei programmi. Sono considerate variabili come il numero di obiettivi specifici, la dimensione media delle operazioni e la distribuzione delle risorse tra gli interventi.
La seconda componente riguarda processi e condizioni, includendo il rispetto delle condizioni abilitanti, il ricorso agli strumenti finanziari e i risultati delle verifiche sui sistemi di gestione e controllo.
La terza area analizza gli output amministrativi, misurando aspetti quali la qualità degli emendamenti ai programmi, i tempi di risposta alle richieste della Commissione e la gestione delle trasmissioni periodiche dei dati.
La quarta dimensione riguarda gli output finanziari, attraverso indicatori collegati all’avanzamento della spesa, all’accuratezza delle previsioni finanziarie e ai tassi di errore rilevati dai controlli.
Infine, la quinta componente misura risultati e output di programma, utilizzando gli indicatori comuni previsti dal quadro di monitoraggio della politica di coesione 2021-2027.
Il ruolo dei processi amministrativi
Uno degli elementi che emerge dall’analisi riguarda il peso delle condizioni organizzative e dei sistemi di governance.
Secondo il modello statistico adottato nel rapporto, la componente relativa a processi e condizioni presenta relazioni significative con la capacità finanziaria, con la qualità degli output amministrativi e con i risultati raggiunti dai programmi. I programmi che registrano valutazioni migliori sul fronte dei sistemi di controllo, delle condizioni abilitanti e degli strumenti di gestione ottengono generalmente risultati migliori anche nelle fasi successive dell’attuazione.
L’analisi conferma quindi una relazione tra assetto organizzativo e performance dei programmi, già evidenziata in diversi studi sulla politica di coesione richiamati nel rapporto.
La componente finanziaria pesa maggiormente nel punteggio finale
L’indice complessivo viene costruito aggregando quattro delle cinque componenti considerate: processi e condizioni, output amministrativi, output finanziari e risultati. Gli elementi legati alla complessità strutturale dei programmi vengono utilizzati come fattore di contesto e non contribuiscono direttamente al punteggio finale.
Tra le quattro componenti considerate, quella finanziaria riceve il peso più elevato, pari a circa il 44% del valore complessivo dell’indice. Seguono gli output amministrativi con il 27%, i processi e le condizioni con il 17% e i risultati con l’11%.
Per gli autori del rapporto, la gestione finanziaria rappresenta il fattore che differenzia maggiormente le performance dei programmi esaminati, in particolare per quanto riguarda la capacità di programmare correttamente la spesa, rispettare le regole e mantenere un andamento regolare dell’attuazione finanziaria.
Un possibile utilizzo per benchmarking e assistenza tecnica
Il rapporto evidenzia che il CPCI è stato concepito come strumento di supporto alle attività di benchmarking tra programmi e come base informativa per indirizzare iniziative di rafforzamento amministrativo.
La metodologia utilizza principalmente dati già disponibili nei sistemi della Commissione europea, tra cui SFC 2021, Cohesion Open Data e le valutazioni MAPAR sui sistemi di gestione e controllo.
Gli autori segnalano inoltre la possibilità di aggiornare periodicamente l’indice durante l’attuazione della programmazione 2021-2027, in modo da seguire l’evoluzione della capacità amministrativa nel corso del ciclo di vita dei programmi.
Tra gli sviluppi futuri viene indicata anche la validazione dell’indice attraverso il confronto con altri indicatori di governance e performance utilizzati a livello europeo.
Prospettive
La pubblicazione del nuovo Cohesion Policy Capacity Index si inserisce nel dibattito sul funzionamento delle amministrazioni coinvolte nella gestione dei fondi europei e sul ruolo della capacità amministrativa nella politica di coesione.
Il tema è destinato a mantenere una posizione centrale sia nella fase finale dell’attuale programmazione sia nelle riflessioni sul quadro di governance che accompagnerà il periodo successivo al 2027.
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- Il quadro di riferimento dell’efficacia dell’attuazione (performance framework): come l’UE misura i risultati dei programmi 2021–2027
- Le condizioni abilitanti: i prerequisiti della programmazione 2021–2027
- Il Sistema di Gestione e Controllo (Si.Ge.Co.) dei Fondi Strutturali
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