Erasmus+ 2028-2034: il Parlamento europeo chiede più risorse e un programma più accessibile

Foto: European Parliament Multimedia Centre

Mentre proseguono i negoziati sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, il Parlamento europeo definisce la propria posizione sul futuro di Erasmus+. La commissione Cultura e istruzione chiede una dotazione più ampia, quote vincolate per ciascun settore di intervento e regole che tengano conto dei costi reali della mobilità.

Il voto della commissione CULT

La Commissione per la cultura e l’istruzione (CULT) del Parlamento europeo ha approvato martedì gli emendamenti alla proposta di regolamento relativa al nuovo Erasmus+ per il periodo 2028-2034. La posizione è stata adottata con 24 voti favorevoli, uno contrario e un’astensione, e sarà sottoposta all’Aula in una delle prossime sessioni plenarie.

La proposta della Commissione europea risale al 16 luglio 2025 e rientra nel pacchetto legislativo del Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. Il Consiglio dell’UE ha definito il proprio orientamento generale nel maggio 2026: una volta approvata la posizione parlamentare in plenaria, potranno dunque avviarsi i negoziati interistituzionali.

Erasmus+, che ha coinvolto circa 17 milioni di partecipanti dalla sua istituzione nel 1987 e celebrerà il quarantesimo anniversario nel 2027, resta il principale strumento di finanziamento europeo per la mobilità nei settori dell’istruzione e formazione, della gioventù e del volontariato e dello sport.

Una dotazione più ampia e una ripartizione vincolata

Il nodo centrale degli emendamenti è quello finanziario. I deputati chiedono di portare la dotazione complessiva a 47,39 miliardi di euro a prezzi correnti, contro i 40,8 miliardi previsti dalla proposta della Commissione, con l’obiettivo dichiarato di allineare le risorse alle ambizioni del programma.

Alla richiesta di maggiori fondi si accompagna un’esigenza di chiarezza nella loro allocazione. Per semplificare la gestione del programma e renderne più prevedibile l’attuazione, il testo emendato introduce una ripartizione esplicita tra i settori di intervento, oltre a una distribuzione definita all’interno di ciascun ambito:

  • istruzione e formazione: 74,6% della dotazione complessiva;
  • gioventù e volontariato: 15%;
  • sport: 4,1%.

Si tratta di una scelta che risponde a una logica di programmabilità pluriennale, utile tanto alle agenzie nazionali quanto ai beneficiari, e che riduce i margini di discrezionalità nella gestione annuale delle risorse.

I deputati chiedono inoltre di rafforzare le condizioni che consentono di combinare Erasmus+ con altri fondi e iniziative dell’Unione, aspetto rilevante per le amministrazioni e gli enti che operano contemporaneamente su più strumenti di finanziamento. Resta fermo il principio di condizionalità: le sovvenzioni erogate nell’ambito del programma dovranno continuare a rispettare gli interessi finanziari dell’Unione e i valori sanciti dall’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea.

Non solo mobilità: l’accessibilità come criterio di qualità

Uno degli aspetti più significativi della posizione parlamentare riguarda il rapporto tra l’importo delle borse e il costo effettivo della mobilità. I deputati sostengono che il sostegno alla partecipazione agli scambi educativi e giovanili debba tenere conto delle differenze di costo della vita, dei prezzi degli alloggi, dell’inflazione e del potere d’acquisto tra Paesi, regioni e città ospitanti.

È una correzione che affronta uno dei limiti storici del programma. Una borsa calibrata su parametri uniformi produce infatti effetti molto diversi a seconda della destinazione e rischia di trasformare la mobilità in un’opportunità accessibile soltanto a chi dispone di risorse familiari aggiuntive. In parallelo, il testo fissa un obiettivo quantitativo: almeno il 20% dei partecipanti dovrà provenire da categorie con minore accesso alle opportunità educative e di carriera.

Insegnanti e sport di base: due novità di rilievo

Il nuovo Erasmus+ dovrebbe contribuire all’attuazione della futura agenda europea per insegnanti e formatori e favorire sviluppi di policy capaci di migliorare il reclutamento e la permanenza in servizio del personale docente, tema che numerosi sistemi scolastici nazionali affrontano con crescente difficoltà.

Per la prima volta, inoltre, il programma dovrebbe finanziare la mobilità degli atleti dello sport di base, e non soltanto quella dello staff di club e organizzazioni sportive. Si tratta di un ampliamento della platea dei destinatari che incide direttamente sul tessuto associativo locale.

La fusione con il Corpo europeo di solidarietà

I deputati confermano il sostegno alla proposta della Commissione di unificare l’attuale Erasmus+ con il Corpo europeo di solidarietà, incluso il Corpo volontario europeo di aiuto umanitario, prevedendo che le migliori pratiche maturate in quest’ultimo confluiscano nel nuovo impianto. L’obiettivo è ridurre la frammentazione degli strumenti e semplificare l’accesso per organizzazioni e partecipanti.

Un negoziato che riguarda l’intero bilancio europeo

La posizione della commissione CULT si inserisce in una linea più generale del Parlamento sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, orientata al rafforzamento della dotazione complessiva del bilancio e all’introduzione di nuove risorse proprie. L’istituzione insiste affinché il bilancio resti uno strumento di investimento capace di sostenere cittadini, regioni e imprese, generando un valore aggiunto che le politiche nazionali da sole non potrebbero produrre.

Per le amministrazioni, le scuole, le università e gli enti del terzo settore che programmano attività di mobilità nel medio periodo, l’esito del negoziato non è un dettaglio tecnico: dalla dotazione finale e dalle regole di ripartizione dipenderanno la prevedibilità delle risorse e l’effettiva accessibilità del programma nel prossimo settennio.

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