
La riforma del bilancio dell’Unione europea per il ciclo 2028‑2034 – il nuovo Quadro finanziario pluriennale (QFP) – promette semplificazione, maggiore flessibilità e un forte orientamento ai risultati. Ma la Corte dei conti europea, chiamata a esprimersi sul pacchetto legislativo presentato dalla Commissione, rileva che molti cambiamenti potrebbero non migliorare la situazione e, in alcuni casi, potrebbero introdurre nuove aree di rischio per responsabilità, trasparenza e sana gestione finanziaria.
Ricordiamo che la proposta di QFP 2028‑2034 si colloca su un volume di spesa molto rilevante: circa 2.000 miliardi di euro a prezzi correnti (1.800 miliardi a prezzi 2025), con massimali che passano dall’1,13% all’1,26% del Reddito nazionale lordo UE (1,15% al netto del rimborso di NextGenerationEU).
Contesto
La Commissione europea ha avviato formalmente la riforma con una prima serie di proposte legislative il 16 luglio 2025, seguita da una seconda serie di proposte settoriali il 3 settembre 2025. La Corte dei conti europea ha poi emesso, tra metà gennaio e metà marzo 2026, dodici pareri su diverse componenti del pacchetto, riassunti in un documento di sintesi adottato il 23 aprile 2026.
Tra questi, il Parere 03/2026 riguarda la proposta di regolamento del Consiglio che stabilisce il QFP 2028‑2034 (COM(2025) 571 final), adottato nella riunione del 22 gennaio 2026. L’obiettivo dichiarato del parere è contribuire a garantire disciplina di bilancio, sana gestione finanziaria, obbligo di rendiconto e una migliore tutela del bilancio dagli effetti dell’inflazione.
Cosa cambia nella proposta: numeri e architettura
Secondo la Corte, la riforma proposta incide su tre leve principali: dimensione del bilancio, struttura e modalità di gestione.
Cambio nelle modalità di attuazione
Uno dei passaggi più rilevanti è lo spostamento di quota di spesa dalla gestione concorrente (Commissione + Stati membri) verso gestione diretta/indiretta: dal 66% al 46% per la concorrente, con crescita al 54% delle altre modalità.
Aumento della dotazione e nuovo profilo dei massimali
La Commissione propone un massimale totale degli impegni pari a 2.000 miliardi a prezzi correnti (1.800 a prezzi 2025), in crescita rispetto ai 1.200 miliardi del QFP 2021‑2027. Al netto del rimborso dei prestiti NGEU, i massimali complessivi si attesterebbero all’1,15% del RNL.
Semplificazione dell’architettura
Il QFP verrebbe riorganizzato da sette a quattro rubriche e il numero dei programmi passerebbe da 52 a 16. La Corte riconosce che meno programmi e meno quadri normativi possono, in astratto, ridurre complessità, ma avverte che la semplificazione “reale” dipenderà dalle regole attuative e dai controlli.
Principali rischi e le criticità
Entrate e risorse proprie: il rischio di un “vuoto” finanziario
Il pacchetto prevede un rafforzamento del lato entrate: aumenterebbero i contributi nazionali annui e il numero delle risorse proprie passerebbe da quattro a nove, con nuove componenti (incluse, tra le altre, una risorsa legata a rifiuti elettronici non raccolti, accise tabacco e una “risorsa societaria per l’Europa”). Tuttavia la Corte rileva che se le nuove entrate non venissero approvate, si determinerebbe un deficit di bilancio che richiederebbe o più contributi nazionali o un ridimensionamento dell’ambizione complessiva del bilancio.
Debito e prestiti: una novità strutturale non legata a crisi
La proposta include la possibilità di finanziare l’attuazione dei piani nazionali tramite prestiti UE fino a 150 miliardi di euro, da rimborsare in seguito. La Corte sottolinea che uno strumento di prestito di tale portata non in risposta a una crisi rappresenta una novità significativa. In parallelo, viene evidenziato il rischio di un “forte aumento” del debito UE, anche per via di altre componenti (sostegno Ucraina e possibili meccanismi per crisi gravi).
Semplificazione condizionata: rischio di spostare l’onere su Stati e beneficiari
La riduzione di rubriche e programmi può aiutare, ma l’effettiva portata della semplificazione per i destinatari finali dipenderà da come saranno progettate le modalità di esecuzione e i meccanismi di controllo. Inoltre, nei casi di gestione condivisa, la semplificazione potrebbe trasferire l’onere amministrativo dalla Commissione verso Stati membri e beneficiari.
Governance e accountability: più gestione diretta, più responsabilità operativa
Con l’aumento della gestione diretta/indiretta, la Corte segnala sfide amministrative per la Commissione e possibili implicazioni per la rendicontabilità. Un portafoglio più ampio di programmi centralizzati richiede capacità adeguata per controlli, monitoraggio e verifica della performance, riducendo il rischio che l’intensità dei controlli si abbassi mentre complessità e volumi aumentano.
Inoltre, la Corte osserva che i programmi a gestione diretta basati su call competitive possono determinare concentrazione geografica dei benefici (esempio: forti assorbimenti nei principali Stati membri su programmi come Horizon).
Performance, trasparenza e “valore aggiunto UE”
Il pacchetto spinge su un modello ispirato al Meccanismo per la ripresa e la resilienza (RRF) con pagamenti legati a tappe e obiettivi, stime ex ante e strumenti non legati ai costi. La Corte riconosce l’intenzione di rafforzare l’orientamento ai risultati, ma suggerisce di concentrarsi sui risultati (outcome) e non solo sugli output, e stabilire un nesso chiaro tra finanziamenti e risultati.
Lla riforma punta a modernizzare il bilancio UE, ma la Corte dei conti europea invita a non confondere “riforma” con “miglioramento automatico”: senza chiarimenti su entrate, performance, governance e strumenti di flessibilità, il rischio è un sistema più grande e più complesso da rendicontare, con maggiori margini di opacità e minore misurabilità dei risultati.
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Risorse utili
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The 2028-2034 EU budget for a stronger Europe
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